Si è conclusa domenica a Milano – e dove altrimenti – la Milano Arch Week 2019. Dal titolo “Antropocene e architettura”, la settimana dell’architettura parte da una riflessione sul ruolo dell’uomo e sul suo rapporto con lo spazio e con la natura circostante.

Diretta da Stefano Boeri e promossa dalla Triennale di Milano insieme al Politecnico di Milano e al Comune di Milano, in collaborazione con Fondazione Feltrinelli, la Arch Week ha raccolto un pubblico di visitatori da tutto il mondo composto in maggior parte da giovani di diverse nazionalità, venuti per ascoltare i grandi maestri dell’architettura internazionale, come i due vincitori del Premio Pritzker, Rem Koolhaas, in dialogo con Stefano Boeri e Shigeru Ban, che hanno riflettuto sull’evoluzione dell’architettura contemporanea a partire dai loro lavori.

Questa edizione ha sposato in toto i temi della XXII Triennale di Milano Broken Nature: la sostenibilità ambientale, lo sviluppo tecnologico, i fenomeni migratori, le trasformazioni sociali saranno messi in relazione con lo spazio urbano e analizzati attraverso una prospettiva urbanistica e architettonica.

L’evento di durata settimanale è stato articolato in 33 talk, 27 lecture, 16 artisti fra street writer e performer, 13 conversation, 12 tavoli di lavoro, 4 workshop, 4 architour, 3 night event, una passeggiata pubblica, un forum cittadino dedicato al citymaking, e una caccia al tesoro. Si tratta di un totale di 30.000 presenze che non hanno saputo resistere al fascino dell’architettura e dei temi antropologici connessi ad essa. Molti eventi inoltre sono stati progettati ed ideati proprio per coinvolgere la cittadinanza e per aprirsi, non solo idealisticamente, a tutti.

Superando la visione dell’architetto come professionista dedito a visioni matematiche e prospettiche ma non umanistiche, questa edizione dell’Arch Week ha voluto presentare un nuovo filosofo architetto che parte dalla sua professione, non per opporsi all’ambiente o governarlo, ma per arrivare a celebrare la natura e renderla sempre più protagonista del paesaggio urbano.

Milano Arch Week 2019 ha esplorato la condizione attuale dell’urbanizzazione planetaria, partendo dalla considerazione che entro il 2050 i due terzi della popolazione mondiale abiteranno in spazi urbani. La manifestazione ha indagato le città come sistema di flussi e reti, di artificio e natura, come luoghi plasmati di continuo da una “contemporanea pluralità di soggetti, individui, traiettorie”, come centri di produzione materiale e immateriale.

Altra riflessione è stata presentata da Rem Koolhaas,il più noto architetto vivente, conosciuto internazionalmente anche al di fuori dei circoli intellettuali, sia per le sue architetture sempre all’avanguardia, che per la sua costante ricerca teorica sulle dinamiche del mondo contemporaneo. In conversazione con Stefano Boeri, il fondatore di OMA ha parlato di disuguaglianza, di estremismi edell’architettura come disciplina in continua mutazione.

Rem Koolhaas decide di chiudere il suo discorso sottolineando la dinamicità insita nella professione di architetto: “La ricerca è generatrice della conoscenza necessaria per operare in architettura, una professione antica, che muta con la velocità di un virus”.

Tanti gli spunti, tante le riflessioni per tutti i professionisti e appassionati che hanno deciso di seguire i numerosi eventi.

Al palinsesto di Milano Arch Week si sono affiancate anche le iniziative promosse dall’Ordine degli Architetti di Milano e l’evento satellite Open House Milano il “Fuorisalone dell’architettura” che ogni hanno apre gratuitamente edifici pubblici e privati di notevole valore architettonico.